IL RIMPIANTO DEL PROFESSORE MITE CHE MORALIZZÒ IL SETTORE BUFALINO

ALBANELLA


Mimmo non c’è più. Domenico Cerruti, Mimmo, non era solo uno stimatissimo professore. Da una sua denuncia, era il marzo del 2006, scaturirono 23 ordinanze di custodia cautelare che scoperchiarono il vaso
di Pandora che opprimeva il settore bufalino dell’intera Piana del Sele. Fu lui ad indirizzare gli inquirenti
verso quella famiglia, che con vari mezzi, teneva sotto scacco il settore. Succedeva di tutto: dagli allevatori
che venivano attirati nella rete dell’usura al controllo delle modalità degli approvvigionamenti di capi gio-
vani da immettere nelle stalle. C’erano aziende “intimidite” con la pratica di infezioni di brucella provocate
intenzionalmente ma subito rilevate da controlli sanitari suggeriti con tempistiche sospette. Il professore Cerruti aveva aiutato suo figlio ad impiantare un buon allevamento di bufale. Francesco Cerruti
venne subito sottoposto ad usura. Il padre però decise di resistere.
Da giovane Domenico era stato uno degli ultimi segretario della sezione del partito comunista., uomo di tempra rara. Il professore si mosse sì per “fatto personale” ma intuì come quello che stava capitando a suo figlio non fosse un caso isolato. Gli avversari erano assai temuti, il loro nome incute più paura che rispetto. La “famiglia” era nota per il rilievo e l’attivismo imprenditoriale e per il rivendicare la “vicinanza” a clan camorristici che nel passato, ma per decenni, avevano sporcato l’immagine e la tranquillità del paese. Domenico Cerruti non ebbe paura: li andò a denunciare e mantenne la barra dritta anche quando gli caddero addosso decine di “maliziose” ed “ispirate” ispezioni delle autorità sanitarie rivolte tutte sull’azienda del figlio e tutte enfatizzate da articoli pubblicati sulla stampa locale. Tra la denuncia e gli arresti dei responsabili ci furono almeno tre mesi nei quali Domenico Cerruti subì di tutto ma non si arrese. Poi una mattina magistratura e forze dell’ordine andarono all’attacco degli allora mammasantissima, e la paura e l’apprensione cambiarono posto. Le prime accuse però, gravissime, associazione a delinquere, usura estorsione e concussione,
furono quasi tutte depotenziate dall’amnistia decretata dal guardasigilli Mastella, con una serie di reati depenalizzati. Il colpo di spugna non cancellò l’azione di risarcimento civile dei danni subiti da Domenico e Francesco Cerruti. Tra il 2010 e il 2011 sono arrivate anche alcune condanne penali. Il resto lo ha fatto il tribunale di Salerno condannando la famiglia di imprenditori Lamberti per il ristoro dei
danni patrimoniali subiti dalle vittime per oltre 700.000. In particolare, 261.431,95 a titolo di danno patrimoniale, oltre rivalutazione ed interessi a far data dal 31/08/2003; della somma di 336.000 ( di
cui 143.000 a Domenico Cerruti e 193.000 a Francesco Cerruti). La libertà imprenditoriale oggi riconquistata dal settore della bufala, da Capaccio, ad Altavilla, è dovuta al coraggio di questo professore mite e colto che oggi in molti piangono.

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