MORTO CASULA, FECE PARLARE LE PIETRE


A 68 anni è scomparso Gelsomino Casula, scultore e pittore, nato a Uta nel cagliaritano ma da oltre vent’anni risiedeva nelle campagne di Altavilla Silentina.
Dominava e modellava la pietra, quella più dura proveniente dai monti Alburni o dai fondali dei fiumi, ma
è stato sconfitto da una malattia, sopraggiunta improvvisa e subdola. Prima problemi con il cuore, poi una
neoplasia.

Ha combattuto come ha potuto, lui che aveva un fisico forte da pastore sardo. Casula cresce
in una famiglia numerosa e presto prenderà la via dell’emigrazione. E’ il Nord Italia e poi passa in Germania. La militanza politica giovanile in lui diventa soprattutto conquista di un alfabeto per l’emancipazione. Più che
cambiare il mondo, come anelavano tanti suoi coetanei, lui diventa un artista che sapeva cambiare il profilo della pietra con la forza delle sue mani assecondando le forme della natura anche se queste forme
nascono dalla pietra più aspra e dura. L’età più adulta segna il ritorno di Casula non nella sua Sardegna ma prima a Battipaglia e poi in un vecchio casale ad Altavilla. Qui aveva dato libero sfogo alla sua arte.
Con i piedi ben piantati nella tradizione della sua terra di maschere e statue legati a tempi ancestrali via via si emancipa e cerca di far parlare le sue pietre ricercando perfino le loro sonorità perché amava dire che per «fare arte» bastava ascoltare il creato, assecondare le forme della natura, anche se queste forme nascono dalla pietra più aspra e dura. Amava stare a diretto contatto con campi e boschi, e dalla natura ha appreso a raccontare le storie degli uomini e delle loro vite. Le sue sculture, a volte monumentali, potete trovarle nelle piazze e negli angoli di tanti paesi e raccontano il percorso di un uomo alla continua ricerca del divino, attraverso le forme del creato. Negli ultimi anni era questo il discorso che portava avanti, quello di una sempre maggiore sintonia degli umani con i valori del Creato e il bisogno di tornare a una vita arcaica. Gelsomino sapeva esprimersi solo così, col suo lavoro e con la pietra, i pennelli e i colori. Giuseppe Tarallo, già presidente dell’Ente Parco, lo ricorda così: «La sua spontanea esuberanza, la sua creatività, la sua capacita di leggere nelle pietre già l’opera che ne avrebbe tratta fuori e ne sentiva la chiamata e il richiamo».

Oreste Mottola

GELSOMINO E’ PARTITO SENZA VALIGIA
Nel 2011, era il 7 settembre, un’incredibile accusa raggiunse Gelsomino Casula. Pur sottoposto ad un lungo periodo di privazione della libertà mai fu sottoposto a processo e subito emersero evidenti contraddizioni nelle accuse.

Il suo pur forte fisico ne fu minato nel suo animo più profondo. L’uomo di Uta stanotte è partito senza la valigia, da solo, e la solitudine che ci lascia ha un motivo che suona come un’accusa per tutti quelli che lo hanno diffamato. Tutti conoscono la sua disavventura e non c’è un amico o un’amica che non abbia sofferto lo smarrimento del suo sguardo incolpevole o non si sia vergognato per quello che ha subito.
E’ il colmo che un uomo che abbia scelto di vivere immerso nella natura della nostra terra, innamorato degli alberi e dei panorami cilentani, debba soccombere al dolore, distrutto da un’infamia che solo i miserabili possono imbastire. Le cronache registrano ogni giorno numerosi casi di diffamazione e calunnia, molti di
questi sono stati palestra per indegni servitori dello Stato, carabinieri, poliziotti, magistrati, sindaci e prefetti che si sono esercitati a costruire teoremi infami sulla pelle di gente indifesa ed onesta che aveva la sola colpa di amare, di vedere un palmo più in là dell’orizzonte che tutti sanno guardare e quindi di essere una discontinuità nel grigiore del panorama sociale che il potere cerca di imporre per la sua tranquillità. Chi ha dimenticato Franco Mastrogiovanni, umile maestro elementare che, nel suo
Cilento, ha trovato la morte per mano di medici sciatti e disonesti che dovevano “prendersi cura” di lui, del suo disagio? E cosa dire del calvario di Domenico Lucano, già sindaco di Riace, che sta recuperando faticosamente la sua identità di uomo onesto e sobrio al servizio della sua gente, contro la protervia dei
suoi accusatori, mafiosi e corrotti, collusi e fintamente legalitari, che, pur di fermare la sua vita e i suoi progetti umanitari, trovano ampi spazi nelle pieghe del codice penale e della apparente imparzialità delle norme ? Accusare gli onesti è diventata l’arma preferita per eliminare e mettere a tacere quelli che hanno scelto di star fuori dal coro, i non conformisti, gli uomini liberi, quelli che vogliono cambiare le cose. Persino la criminalità organizzata ha messo da parte la lupara perché fa meno scalpore eliminare una persona perbene, accusandola di reati impossibili o ventilando una presunta corruzione, falsando una prova, corrompendo un funzionario, piuttosto che sparandogli tra gli occhi.
Ci penserà poi la lentezza della nostra giustizia a fare il resto.
Ma tutto questo, ahimè, si chiama omertà. Oggi Gelsomino è partito, ci ha lasciato questo peso enorme sulla coscienza e nulla più potrà togliercelo. Si dirà che è stata tutta colpa della malattia,
ma non è vero, lo sappiamo bene.
E’ stata una responsabilità collettiva a togliergli il respiro, una calunnia mai cancellata che, un po’ alla volta, lo ha consumato.
La saggezza partenopea ha creato un adagio che fa venire i brividi, tanto è premonitore: “tanti nisciuno accerettero nu cristiano” , tanti nessuno uccisero un uomo. Forse è stato proprio questo il destino del nostro amico Gelsomino, l’uomo di Uta.
Gelsomino è stato lapidato da tutti, ma nessuno è responsabile perché non si saprà mai qual è stata la mano che lo ha ferito a morte. Davanti a questo vuoto doloroso, a lui non è restato altro che fare le valigie e tornare a parlare con le sue pietre. Buon viaggio, amico buono. Non ci sono parole per chiederti scusa.
Un gruppo di amici

Lascia un commento

Un sito WordPress.com.

Su ↑

salernosera.it

Menabò non rispetta la divisione in sillabe

Pagine del Cilento

Menabò non rispetta la divisione in sillabe

Menabò2.0

Menabò non rispetta la divisione in sillabe

SulSud

Menabò non rispetta la divisione in sillabe

AmalfiNotizie.it

Menabò non rispetta la divisione in sillabe

7network

Menabò non rispetta la divisione in sillabe

Sevensalerno

Menabò non rispetta la divisione in sillabe

wordseeing

osservare con le parole

L'Incendiario

Blog culturale di letteratura: NOI INCENDIAMO!

L'Occhio di Salerno

Menabò non rispetta la divisione in sillabe

Radio Alfa

Menabò non rispetta la divisione in sillabe

Anteprima24.it

Menabò non rispetta la divisione in sillabe

ilabirintidellospirito

Menabò non rispetta la divisione in sillabe

Progetta un sito come questo con WordPress.com
Comincia ora