I miei nonni il telefono in casa l’hanno messo tardi, tanto c’era quello pubblico a casa di Zì Antonio, e per poter parlare con
nonna Rachele dovevamo aspettare che l’andassero a chia-
mare; e nonna, sempre indaffarata tra stalle ed orto, correva a
prendere la telefonata. Sembra trascorso un secolo e, invece,
sto parlando di una trentina di anni fa.
Anche la TV a colori non era una priorità. A Verna le persone
trascorrevano il tempo insieme, si dormiva con la chiave vi-
cino alla porta. Una porta sempre aperta, pronta ad accogliere
tutti. Del resto, a Verna anche il vicinato è una condizione ne-
cessaria, le case sono tutte attaccate l’una all’altra.
Guardo gli occhi dei miei nonni e non si può fare a meno di
vederci dentro la tristezza del tempo che passa e della vita che
cambia. Non so quanto tempo ancora ci verrà dato, so solo
che nonno, da quando ha compiuto i suoi primi ottant’anni,
ha deciso che ogni anno, il giorno 11 ottobre, la famiglia deve
riunirsi. Ecco, quello che, indiscutibilmente, si respira a
Verna, ancora oggi, è il profumo del volere stare insieme.
Oggi come ieri. Non so quanto questo mio racconto incurio-
sirà il lettore e lo spingerà a salire quei nove tornanti, ma sono
certa che almeno una volta, percorrendo la Sp 11 – direzione
Roccadaspide, qualcuno alzerà lo sguardo e ammirerà quella
scia di luci e si ricorderà di Verna come il presepe reale dove
ci sono pastori e animali viventi.
Marzia Lettieri

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