Un ricordo particolare per Don Savino Coronato


Molti, tra i quali ultimamente proprio Oreste Mottola, ricor-
dano Don Savino Coronato per i suoi meriti, prima di assi-
stente e poi come professore di matematica presso
l’Università “Federico II” di Napoli. Pochi, invece, sanno che
è stato anche professore nell’ITIS “Enrico Fermi” di Napoli.
Sono certo di questo, perché nel 1965/66 è stato mio profes-
sore di matematica, quando frequentavo la quarta classe in
questo ITIS. Il primo giorno che venne in classe lo scam-
biammo per il prete di religione, perciò, nonostante la sua ri-
chiesta di attenzione il vocio si sentiva anche fuori dall’aula.
Iniziò a parlare di matematica senza fare le solite conoscenze
di rito, tanto che noi studenti ci guardammo in faccia stupiti.
In quegli anni era raro trovare un professore di matematica,
tanto meno un prete che insegnasse quell’ostica materia.
Mi sembrò strana anche la metodica imposta e gli argomenti
trattati: parlava di una matematica filosofare che doveva es-
sere rivolta alla formazione dei ragazzi e propedeutica agli
studi che avremmo poi intrapreso all’Università. Forse non si
rendeva conto che la maggior parte di noi non vedeva l’ora
di ultimare quel ciclo scolastico per andare a lavorare nell’in-
dustria. Prediligeva soprattutto l’insiemistica, piuttosto che
derivate, integrali o altre diavolerie che fanno scoppiare la
testa anche ai più bravi e appassionati della materia.
Alla domanda di indicarci un libro di testo rispose di non com-
prare nulla, perché ci avrebbe pensato lui.
Ricordo che non l’ho mai visto col gesso in mano al che pen-
sai che lo facesse per non sporcare la sua veste talare di sa-
cerdote. Passeggiava lentamente tra le file di banchi e con una
mano in tasca, tanto che la veste ondulava ad ogni passo.
Il professor Coronato, in anticipo rispetto ai tempi, prediligeva
più la conversazione su argomenti generici che lezioni e in-
terrogazioni tradizionali “tete a tete” alla lavagna.
Dopo circa un mese ci portò i tanti attesi appunti che aveva
preparato e fatti stampare col ciclostile su carta ruvida che, in
quegli anni, usavano per risparmiare.
Ci regalò una copia ciascuno e non accettò nessuna ricom-
pensa o regalo. Un giorno mi chiese di dov’ero. Quando udì
che ero di Altavilla Silentina gli si brillarono gli occhi. Disse
anche che lui proveniva da un paese vicino e che aveva visi-
tato il Convento San Francesco del mio paese.
Non disse che era di Pertosa, ma si sa che le voci circolano
da bocca in bocca, perciò dopo qualche giorno sapevo molto
di più. Col passare dei mesi mi resi conto che nelle altre se-
zioni si studiavano altri argomenti, perciò decisi di comprare
il libro consigliato dalla scuola dal titolo Analisi Matematica
II, dell’autore Lorenzo Bencini. Anche se la matematica non
si studiava al quinto anno e quindi non materia d’esame finale,
decisi di approfondirla da solo. Coronato era molto riservato,
perciò parlava raramente delle sue esperienze universitarie e
soprattutto del professor Caccioppoli del quale era assistente.
Come la cavalleria attacca ai fianchi per raggiungere lo scopo,
così noi chiedemmo informazioni e dopo qualche giorno sa-
pevamo di più anche su quello che era capitato al valente ma-
tematico di fama mondiale e delle frustrazioni che lo porta-
rono alla morte. Non era egocentrico e tanto meno preferiva
mettersi in mostra. Alla fine dell’anno scolastico venne in
classe un fotografo per fare la foto ricordo. Nonostante ci te-
nessimo tanto a fare una foto insieme, il professor Coronato
rifiutò. Quando il fotografo era ormai nel corridoio per andar-
sene, il professor Coronato lo inseguì e gli chiese di fare una
copia anche per lui. Non so se alla fine il fotografo gliela
dette. Certo è che oggi quella foto la conservo gelosamente
proprio per il comportamento tenuto dal professore.
La sera dell’11 luglio 1967, rincontrai Don Savino in una
grande aula della facoltà di matematica delll’Università.
C’erano molti allievi preoccupati per l’esame Analisi Mate-
matica I che dovevano sostenere.
Era uno scoglio di sbarramento per il proseguimento degli
studi. Don Savino Fortunato sosteneva gli esami a un lato del-
l’aula e il professor Greco col suo assistente D. Miserendino
all’altro lato. Dopo circa un’ora ero molto contento di come
stava andando l’esame e l’assistente Miserendino aveva già
preso il libretto universitario per mettermi il voto, quando ar-
rivò il professor Greco che prima si era allontanato. Costui
mi fece una domanda che richiedeva una risposta un po’ ela-
borata, perciò rimasi di stucco e non risposi.
Il professor Coronato, che da lontano osservava anche l’an-
damento del mio esame, notando la difficoltà del momento,
si avvicinò. per distrarre il nuovo venuto. In quel momento
guardai all’altro lato dell’aula e vidi che lo studente che stava
esaminando Coronato guardava fissa la lavagna alla ricerca
di qualche errore commesso nello svolgere l’esercizio.
Alla domanda di com’ero andato, il professor Greco rispose:
<>, mentre il suo proverbiale tic gli faceva alzare
di scatto la spalla sinistra. Mentre il professor Don Savino si
allontanava l’assistente, disse: <>.
Il professor Greco si voltò e rispose: <>.
Fu così che presi 18/30. Nonostante ciò rimasi lo stesso con-
tento, perché quella sera fui l’unico a superare l’esame di Ana-
lisi Matematica I. Negli anni ’80, quando insegnavo nell’ITIS
di Sala Consilina, più volte mandai a salutare Don Savino dal-
l’ingegner Emilio Cafaro, suo compaesano. Chissà se l’ha
fatto qualche volta!
Gli appunti che ci fece Don Savino si trovano ancora nella
mia casa, conservati in qualche scaffale.
Trovare, invece, la foto suddetta è stato facile, ma peccato,
non riporta Don Savino. Ancora oggi ricordo quella sera
d’estate, quando all’Università c’era aria di disfatta.
Rosario Messone

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