«D’Angelo offriva il 10% sugli appalti» 

“Mister tangenti” è finito agli arresti domiciliari: promise 50mila euro per far votare la sfiducia all’ex sindaco Palumbo

21 novembre 2021CAPACCIO PAESTUM.

La settimana prossima Roberto D’Angelo sarà sottoposto ad interrogatorio di garanzia e potrà, eventualmente, raccontare la sua verità sull’inchiesta che lo ha portato agli arresti domiciliari. Il 56enne imprenditore di Roccadaspide è stato raggiunto da una misura cautelare, disposta dal gip del Tirbunale di Salerno, per aver offerto 50mila euro a un consigliere comunale in cambio del suo voto di sfiducia all’allora sindaco Francesco Palumbo, aggiungendo la promessa di altri 150 mila euro se avesse fatto in modo da aggiudicargli un appalto comunale. Inoltre – secondo la Procura – avrebbe offerto altri 50mila euro a un funzionario comunale per far pubblicare un bando di gara nelle festività natalizie e avere un vantaggio su eventuali concorrenti. Offerte tutte sdegnosamente rifiutate dal consigliere comunale e dal funzionario.
L’imprenditore con la passione per la politica (D’Angelo è infatti responsabile di zona di Italia Viva) è indagato di corruzione in concorso con sei consiglieri comunali dell’epoca. Un progetto corruttivo che aveva incontrato l’ostracismo di Palumbo, il sindaco carabiniere, che non si era piegato queste logiche ed era stato sfiduciato dalla sua stessa maggioranza. Quei consiglieri comunali di Capaccio sono sotto indagine per corruzione, visto che a loro sarebbe stato proposto il 10 per cento di tangenti sugli appalti che avrebbero fatto avere a D’Angelo dal Comune pestano.
L’imprenditore rocchese, accompagnato dal suo legale, l’avvocato Cecchino Cacciatore, potrà rispondere, se lo riterrà, alle domande del Gip che ne ha ordinato l’arresto e spiegare le pressioni vane per ottenere favori per l’appalto delle opere in via Magna Grecia e sulla gara per il Villaggio Hera Argiva.
Il “j’accuse” di Palumbo. Le ipotesi d’indagine della procura di Salerno sembrano seguire la scia delle parole pronunciate durante la conferenza stampa dall’allora sindaco Palumbo, a poche ore dalla sua sfiducia. Era la vigilia di Natale del 2018 e così, il primo cittadino diceva, riferendosi alla sfiducia: «Chi ha tradito non reca con sé alcuna motivazione politica… la mia unica colpa è quella di avere alzato un muro tra me e coloro che inseguivano gli interessi personali…ripeto personali. La mia colpa è quella di non essermi piegato a logiche che mai mi sono appartenute».
Fatti che Palumbo aveva già riferito alla procura: «Già dieci mesi fa – disse il sindaco sempre durante la stessa conferenza stampa – feci una relazione molto appassionata alla procura della Repubblica. Spero che mi convochi presto per approfondire… perché queste persone hanno fatto pressioni prima su di me poi sui consiglieri comunali offrendogli soldi. Questo è quello che è successo in questa città e a un mio consigliere perché chiedevano la mia testa». I carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale di Salerno acquisirono documentazione, ascoltarono persone ed eseguirono intercettazioni telefoniche.
Una lunga attività d’indagine, continuata anche dopo la morte del sindaco Palumbo, avvenuta nel 2019, fino alla richiesta di misura cautelare nei confronti di D’Angelo e degli consiglieri comunali di maggioranza Carmelo PaganoFrancesco PetragliaFerdinando Maria MuccioloAlfonsina MontechiaroAngelo Merola e Pasquale Accarino, che avevano votato la sfiducia a Palumbo, e dell’ingegnere Carmine Greco, anche se il Gip ha disposto solo gli arresti domiciliari per l’imprenditore di Roccadaspide e rigettando le altre richieste di quelli che vollero la “testa” di Palumbo.
Salvatore De Napoli

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