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๐‘๐‘Ž๐‘ก๐‘ข๐‘Ÿ๐‘Ž๐‘™๐‘š๐‘’๐‘›๐‘ก๐‘’, ๐‘™โ€™๐‘Ž๐‘š๐‘๐‘–๐‘’๐‘ง๐‘ง๐‘Ž ๐‘‘๐‘’๐‘™๐‘™โ€™๐‘Ž๐‘Ÿ๐‘”๐‘œ๐‘š๐‘’๐‘›๐‘ก๐‘œ ๐‘–๐‘š๐‘๐‘™๐‘–๐‘๐‘Ž๐‘ฃ๐‘Ž ๐‘–๐‘™ ๐‘Ÿ๐‘–๐‘ ๐‘โ„Ž๐‘–๐‘œ ๐‘‘๐‘– ๐‘œ๐‘š๐‘–๐‘ ๐‘ ๐‘–๐‘œ๐‘›๐‘– ๐‘œ ๐‘–๐‘š๐‘๐‘Ÿ๐‘’๐‘๐‘–๐‘ ๐‘–๐‘œ๐‘›๐‘– ๐‘‘๐‘’๐‘™ ๐‘ก๐‘ข๐‘ก๐‘ก๐‘œ ๐‘–๐‘›๐‘ฃ๐‘œ๐‘™๐‘œ๐‘›๐‘ก๐‘Ž๐‘Ÿ๐‘–๐‘’.

La Capaccio del 1957 era molto piรน popolosa di quella di oggi: in comune dicono contasse oltre seimila abitanti. Il Censimento del 1951 aveva registrato 7699 residenti nel territorio comunale.

Salvatore Paolino era il Sindaco di Capaccio nel 1957. Personaggio di eccezionale rilievo storico-politico, principale esponente ed ispiratore del movimento popolare di occupazione dei latifondi della Piana di Paestum (1949). Gli assessori effettivi della Giunta Comunale erano Ercole Longo (Vice Sindaco), Domenico Maffettone, Raffaele Marino e Antonio Spirito. Assessori supplenti: Raffaele De Rosa e Alfonso Agresti.

Seguendo uno schema descrittivo articolato per attivitร  economiche e aspetti sociali considerati rilevanti, abbiamo provato a โ€œfotografareโ€ questa insospettabile, vitalissima e per certi aspetti intrigante cittadina.

Capaccio era un fiorente centro artigianale e commerciale.

Le officine dei โ€œโ€furgiariโ€ erano due: Generoso e Raffaele Carola (a Vutata), Giuseppe Garofalo (Piazza deโ€™ Martiri dโ€™Ungheria).

Sartorie rinomate erano quelle di Ferdinando Marandino (giร  disponeva di macchine da cucire elettriche, Corso Vittorio Emanuele), Pasquale Di Fiore (Convento), Enzo Puca (Palazzo Stabile), Antonio Garofalo (Palazzo Bellelli, attuale Scuola Media Carducci), Enzo Ascolese (Via Santโ€™Agostino), Biskax Stanislao (a Vutata).

Le barberie che garantivano il taglio alla moda erano condotte dai maestri Angelomaria Marandino e Alfonso Napoli (via Costabile Carducci); Raffaele Zerenga e Michele Maffeo (Piazza Tempone); Luigi Marandino, Angelo Spirito e Carmine Coppola (C.so Vitt. Emanuele); Giuseppe Marino e Raffaele Coppola (Piazza Orologio); Gennaro Siero (via Santโ€™Agostino).

Nella difficile arte di โ€œscarparoโ€ primeggiavano Pietro Maffeo, Carmine Capo, Vincenzo Rizzo, Enzo Caserta (Via Carducci); Raffaele De Rosa (C.so Vitt. Emanuele); i fratelli Francesco, Raffaele e Domenico Milo – โ€œi Scarparielliโ€, Rosario Di Crisci, Domenico Sabia, Francesco Polito (Piazza Orologio); Pasquale Mari (Posillipo); Giovanni Gallucci (scarparo e โ€œallorgiaroโ€) e Ziโ€™ Peppe Cerrato a Monticello.

Naturalmente la comunitร  artigiana non mancava dei falegnami. Allo Scorzello si contendevano la piazza Vincenzo Taddeo, Francesco Taddeo e Vincenzo Petillo; in via Vaudano prevalevano Ferdinando e Cosimo Chiumiento; in via Roma, Domenico Pico.

Cโ€™erano muratori, autotrasportatori, impagliatori di sedie e canestre; gli spaccalegna; qualche artigiano di prodotti in rame. Nelle campagne circostanti erano diffusi gli allevamenti di ovini e bovini.

A Vutata cโ€™erano โ€œi carresiโ€ Crescenzo e Angelo Franco; dismessa lโ€™attivitร  di realizzazione carri, carretti e calessi, attivavano un servizio di trebbiatura e aratura per conto terzi. I carresi disponevano di una avveniristica saldatrice con lโ€™ossigeno.

Angelo Franco (nel Vico, a Vutata), Vincenzo Marino e Pasquale Russo (al Tempone), erano i โ€œfurnariโ€ a Capaccio.

Le macellerie del tempo erano gestite da Angelo Sabia e Raffaele Taddeo (via Carducci); Alfonso Sapere (Piazza Tempone); Giuseppe Manno (via S. Agostino); Vincenzo Farro (Piazza Orologio).

Carte Napoletane, fumo e scommesse di โ€œun tre quarti e una gassosaโ€ riscaldavano fredde sere dโ€™inverno nelle cantine di Vito Desiderio e Carmine Sapere in via Roma; Emma Torre, Giovannina Sparano (Vertoccia) e Domenico Marandino (che vendeva anche ricambi per biciclette) in via Carducci; Giuseppe Scariati in via S. Agostino.

Le sale biliardo (e bar) piรน frequentate erano quelle di Antonio Nicodemo (via Carducci) e Leopoldo Marandino (C.so Vitt. Emanuele). Altri locali-bar erano quelli di Giuseppe Voza (Piazza Orologio), Maria Gaetana Cucco (oggi bar Sofia) ed Ercole Garofalo (via Carducci).

Le Rivendite Sali e tabacchi erano tre: Maria Paolino in Grippa (Tempone), Antonio Nicodemo (Piazza deโ€™ Martiri), Teresa Puca in Gregorio (C.so Vitt. Emanuele).

Numerose le rivendite di prodotti alimentari e generi diversi. Il mercato del giovedรฌ si svolgeva in Piazza Orologio. I giorni dallโ€™11 al 13 giugno erano dedicati alla Fiera di Santโ€™Antonio con baracche allestite sia in via Carducci che lungo Corso Vittorio Emanuele.

Gerardo Nicodemo (via Carducci) e Giovanni Di Sirio (Piazza Orologio) proponevano gioielli e preziosi; Giuseppe Buonora (Tempone) offriva albergo ai viandanti e Vincenzo Palumbo (via Carducci) โ€œfermava il tempoโ€ con i suoi scatti fotografici. Il giovane fotografo e gentleman Raffaele Vivoli proveniva da Agropoli, viaggiando in โ€œGallettoโ€ della Moto Guzzi. Luigi Marandino (C.so Vitt. Emanuele) garantiva informazione giornaliera (edicola) e, nel retrobottega, offriva un moderno servizio docce per uomini.

Cโ€™erano tre distributori di carburanti: Attilio Bambacaro (al Tempone, colonnina davanti al bar Sofia), Carlo Garofalo (nella sede attuale dโ€™inizio paese), e Impresa Saletti di Salerno (in Piazza deโ€™ Martiri).

Cโ€™erano due mulini e due frantoi (delle famiglie Dโ€™Alessio e Franco).

I collegamenti giornalieri con la Piana e Salerno erano garantiti da una mitica โ€œCristallieraโ€ della ditta Stromillo.

Giovanni Gregorio era il Postino che recapitava corrispondenza mattina e pomeriggio. Cโ€™era poi lโ€™addetto agli annunci giornalieri munito di corno, ovvero Pasquale Franco, in arte โ€œPasquale u Banditoreโ€. Tra i suoi bandi sempre molto fantasiosi si ricorda il piรน noto: โ€œรˆ sbarcatu nu bastiment caric rโ€™ pesc! Scialapopolo! Oi, sโ€™ mangia pesc!โ€

Nel 1957 Capaccio ospitava la Sede Municipale, la Pretura, la sede della Cassa Rurale e Artigiana di Capaccio, le caserme dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e della Guardia Forestale, lโ€™Ufficio Postale, le Scuole Medie-Avviamento ed Elementari, la Direzione didattica, lโ€™Asilo infantile โ€œPrincipessa Giovannaโ€ retto da una comunitร  di religiose, lโ€™Ufficio di Collocamento, gli uffici del Dazio e dellโ€™Esattoria, la Ricevitoria del Lotto, il Centralino Telefonico Pubblico, il Dopolavoro Enal, il Macello comunale, le Carceri Mandamentali.

La Famiglia Dโ€™Alessio Eredi forniva lโ€™energia elettrica alle abitazioni private e per lโ€™illuminazione pubblica.

Il servizio medico condotto era assicurato dai dottori Giuseppe Bellelli, Giuseppe Dโ€™Alessio, Giacomino De Palma e Pasquale Vaudano. La farmacia degli Eredi Scudieri era situata in C.so Vitt. Emanuele.

Il dottor Manlio De Maria era Notaio in Capaccio.

Il talento artistico del pittore post espressionista Wilkenโ€™s Hans Desiderio si affermava in Germania sulla scia delle neoavanguardie culturali europee. Lโ€™anno precedente aveva inaugurato la sua prima personale dโ€™arte moderna al Museum fรผr Stadtgeschichte di Ulm.

Il paese vantava la presenza di una Banda musicale formata da trentacinque elementi. Notevole era lโ€™attivitร  di trascrizione manuale degli spartiti musicali di Pasquale Di Fiore (giร  Vice Sindaco di Capaccio dal 1947 al 1952) virtuoso del clarinetto e Direttore della Banda. Lโ€™Orchestra Di Fiore allietava matrimoni e serate danzanti. Ai musici Giuseppe (batteria), Francesco (clarinetto), Flaminio (chitarra) ed Enzo (sassofono) si aggiungevano il fisarmonicista professore Domenico Tufano, Vincenzo De Rosa alla tromba e, ogni tanto, i maestri Gaetano Zerenga e Pasquale Di Fiore.

Cโ€™erano tre televisioni di uso pubblico: al bar di Leopoldo Marandino, al Circolo Acli (angolo giardini pubblici, abitazione Puca), dai Francescani al Convento. Due cinema: il Cinema Moderno (al Tempone, di Giuseppe Buonora e Francesco Polito) e il Cinema Aurora (in Piazza Orologio dovโ€™era la palestra comunale, di Ferdinando Marandino). I dieci comandamenti, Mezzogiorno di fuoco, Il giro del mondo in 80 giorni, Il ponte sul fiume Kwai, erano i titoli che facevano cassetta. Nel periodo estivo al Convento si godeva del cinema allโ€™aperto, gratis per tutti.

Monsignor Giovanni Guazzo era il Parroco di Capaccio e Rettore del Santuario della Madonna del Granato. La rivalitร  tra la chiesa della Madonna del Rosario (sede parrocchiale) e il Convento dei frati francescani (retto da Frate Vittorino De Riso) era sempre accesa e si acuiva di Giovedรฌ Santo, giorno del โ€œFocaroโ€. Le festivitร  principali (con luminarie, fuochi dโ€™artificio e banda musicale) erano tre: Madonna del Carmine (festa dei muratori – al Rosario), Santโ€™Antonio (al Convento) e Santโ€™Anna (delle donne, al Convento). Le Processioni per le vie del paese erano le stesse di oggi con lโ€™aggiunta di San Vincenzo (al quale rivolgevano le loro preghiere gli ammalati di polmonite e peritonite) e di S. Emidio (16 dicembre, organizzata in caso di terremoto). La devozione alla Madonna del Granato era particolarmente viva e il Santuario era meta continua di pellegrinaggi di fedeli da Capaccio, dalla Piana, dai paesi limitrofi e dal Cilento. La liturgia del 2 maggio e del 15 agosto prevedeva il rito della processione con la statua della Madonna e le Cente lungo i due versanti del monte Calpazio: Crispi e Capaccio.

Ovunque i bambini giocavano a Mazza e Piuzu, U Cinquanta, a Tana Tana, a Campana, a Battimuro, Palla e Prigioniero, a Bandiera, Tiliss Tiloss e Foss, Toccafierro, u Ciucciu, Unu โ€˜mbonda a Luna, u Schiaffo, Spaccastrummulo. Si giocava e ci si divertiva con niente e fantasia.

Tra i ragazzi di 10/13 anni vigevano le regole ferree della Banda del rione di provenienza. Tra le Bande del tempo si ricordano: Munticiello (la piรน โ€œinfluenteโ€ di tutte), u Puzzillo, u Rusario, a Vutata, Pusillipu, u Cummentu, u Lauru, a Chiazza, a Voc ru allu, Santulivetu.

Delle Vecchie Glorie della Capaccese, la locale squadra di calcio, si รจ scritto diffusamente sulle pagine di Menabรฒ. Donato Marino (oggi bar Sofia), cassiere, ricorda che quando cโ€™erano i soldi il premio partita consisteva in cinque sigarette Nazionali senza filtro a testa. Il campo Santโ€™Antonio ospitava i principali avvenimenti sportivi. Cโ€™era una squadra di calcio in ogni rione: innumerevoli le loro sfide per strade e spiazzi polverosi. Nellโ€™immaginario di unโ€™intera generazione di atleti, lโ€™eco delle gesta di Nordhal, Schiaffino, Boniperti, Julinho, Skoglunt, Nyers, Ghezzi, Lorenzi e di altri straordinari campioni.

Nel Secondo dopoguerra e fino alla prima metร  degli anni sessanta anche Capaccio fu interessata dal fenomeno emigratorio che colpรฌ il Mezzogiorno dโ€˜Italia: in tanti abbandonarono il paese dโ€™origine e raggiunsero le cittร  del Nord o lโ€™estero – per lo piรน Germania, Svizzera e Francia – in cerca di lavoro, e magari di fortuna. Altri capaccesi si trasferirono nella Piana poichรฉ assegnatari di fondi rustici a seguito della Riforma Fondiaria.

Nella Piana, il lavoro nei campi, al Consorzio Bonifica, alla Cirio, al Tabacchificio, al Museo e nellโ€™area archeologica di Paestum, nelle Stazioni ferroviarie di Capaccio e Paestum e in qualche pionieristico insediamento balneare a Torre di Mare (Lido delle Sirene del 1948 e Lido Cinzia fine anni cinquanta), costituiva motivo di ottimismo e di speranza in un avvenire di emancipazione economica e sociale per i capaccesi e poche famiglie di immigrati.

A partire dalla seconda metร  degli anni sessanta, infine, anche grazie alla realizzazione di unโ€™opera di notevole valore strategico come il ponte alla foce del fiume Sele (Assessorato Provinciale ai Lavori Pubblici – Salvatore Paolino 1965/1970) e allo spirito dโ€™iniziativa, al dinamismo e al coraggio di una nuova emergente generazione di โ€œcapitani dโ€™impresaโ€, si affermarono lo sviluppo culturale, turistico e alberghiero di Paestum e delle sue spiagge e lโ€™espansione urbanistica della Capaccio Cittร  che abbiamo conosciuto.

p.c.

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