Valeria Juliano
Una vittoria di un sindaco che rappresenta nuovamente il sistema-Alfieri non sarebbe solo un risultato elettorale, ma la conferma di un modello di potere che si autoalimenta, un sistema che ha dimostrato di poter governare senza preoccuparsi realmente delle conseguenze economiche e sociali per la comunità.
Significherebbe che i cittadini, pur avendo visto gli effetti devastanti della gestione finanziaria degli ultimi anni – con il Comune ridotto al pre-dissesto, le tasse al massimo, i servizi pubblici ridotti e un bilancio gonfiato da accertamenti tributari inesigibili – hanno scelto di chiudere gli occhi, di accettare la retorica del “siamo cambiati”, del “si è fatto tanto”, senza interrogarsi su come e con quali costi.
Una vittoria di questo genere non sarebbe un segnale di fiducia, ma di resa, di assuefazione a un sistema che promette tanto e lascia in eredità solo macerie finanziarie. Significherebbe che il clientelismo, il favore personale, il piccolo tornaconto hanno avuto ancora una volta la meglio sul bene comune.
La conseguenza più grave sarebbe un’altra: la dimostrazione che l’impunità paga. Che si può amministrare un Comune fino al collasso, mentire sui conti, lasciare ai cittadini il peso dei debiti e poi, con un semplice cambio di nome sulla scheda elettorale, continuare a comandare come se nulla fosse accaduto. Sarebbe il segnale che non importa quanto male si sia governato, perché tanto c’è sempre un elettorato pronto a farsi sedurre dalle solite promesse, senza imparare dagli errori del passato.
E a pagare, come sempre, saranno gli stessi cittadini onesti, quelli che pagano le tasse senza chiedere favori personali, quelli che non hanno goduto di assunzioni clientelari o di scorciatoie privilegiate. Saranno loro a subire gli aumenti delle imposte locali, i tagli ai servizi, mentre chi ha votato con leggerezza, inseguendo una promessa vuota, avrà contribuito a determinare questo sfacelo.
Quando tutto questo accadrà, quando la stangata arriverà nelle tasche di tutti, quegli stessi elettori, che oggi non vogliono ascoltare, dovranno avere almeno la decenza di non lamentarsi.

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