Oscar Nicodemo
Talvolta, ciò che non ci viene dalla cattedra può arrivarci da un cantiere di lavoro, da un arsenale organizzato, dalla rada di un porto. E la lezione è straordinaria, di quelle che si stagliano nella mente e nel cuore per restarci tutto il tempo necessario, utile a comprendere la giustezza etica di un gesto di coraggiosa solidarietà e di recuperata umanità. I portuali di Marsiglia, Genova e Salerno hanno dimostrato come ci si possa vestire di dignità e pietà in un mondo che le disconosce e dire no alle politiche di violenza che si riversano su un popolo intero, per cancellarlo definitivamente dalla faccia della terra. E, sostenuti anche dalla popolazione, hanno dato piena testimonianza di come, sul piano pratico e concreto, si possa togliere forza alle intenzioni efferate e delittuose dell’esecutivo israeliano, dimostrando un coraggio, una fierezza e una rispettabilità che non appartengono ai nostri governanti, che, da par loro, continuano a rinnovare accordi per la fornitura di armi alle milizie d’Israele. Ecco, il porto, nella circostanza, si rivela molto più di un semplice terminale logistico, e, a differenza di qualsiasi moralistico sermone cattedratico e di ogni faticosa elaborazione etica di carattere istituzionale, diventa specchio delle nostre aspirazioni, rafforzando il nostro senso di pietas e confortando la nostra speranza di trovare un modo migliore per stare al mondo. D’altronde, come ci ricorda la splendida ballata di Lucio Dalla, la gente del porto ha, in un certo senso, una umanità che le viene dalla profondità del mare.
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https://www.glistatigenerali.com/attualita/cronaca/la-lezione-della-gente-del-porto/

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