CAPACCIO PAESTUM: QUANTI TOPINI RESTATI SENZA FORMAGGIO

Enzo Di Sirio




Quante chiacchiere, giustamente aggiungo, perché sintomo di democrazia,  sulla scelta del neo sindaco Paolino di dotarsi di una giunta tecnica di esterni e “stranieri”.

Sono tra coloro che plaudono a tale scelta, anche  se penso da sempre che i “tecnici” siano la sconfitta della politica. Ci sono, però, importanti ragioni per supportare in questo avvio di consiliatura tale scelta.

Per fare l’assessore ed anche il ministro non serve una preparazione tecnica, esistono i “tecnici” della macchina amministrativa per questo: funzionari ma anche consulenti alla bisogna.
Chi ricopre tali ruoli deve saper governare e gestire uomini e processi, avendo ben chiaro strumenti e finalità.
Ricordo che la tecnocrazia è sempre stata un cavallo di battaglia dei sistemi autoritari da Platone al movimento tecnocratico di Bell fino alla sinarchia di Saint-Yves d’Alveydre e passa.

La scelta tecnica è dovuta a due motivi importanti.
Non dimentichiamo che ancora oggi abbiamo una commissione ispettiva che sta rivoltando il Comune come un calzino.
In questo contesto era doveroso in questa fase non avere assessori, benché supervotati come eletti, che hanno condiviso e sono stati parte dell’amministrazione Alfieri, che è proprio l’oggetto dell’ ispezione della commissione d’accesso.
Significa mettersi al riparo da eventuali “ricadute” che potrebbero colpire la nuova giunta ed amministrazione comunale.

Inoltre l’incarico assessoriale è un incarico squisitamente FIDUCIARIO. E qui ciascuno di noi, al di là delle cose dette in campagna elettorale, qualche domanda se la dovrebbe fare.

Paolino ha la necessità di avere il pieno controllo della sua macchina di governo. Non può permettersi potenziali soggetti che possano utilizzare il ruolo per finalità autonome.

Sicuramente avrà cercato di nominare qualcuno degli eletti, ma con un possibile veto su alcuni, probabilmente ha dovuto scegliere tutte persone esterne.

Rimane il dubbio del perché nessun Capaccese.
Ricordiamo, l’ho detto in campagna elettorale, che Paolino non è outsider, ma la sua discesa in campo nasce dalla necessità di dare continuità ad un sistema politico, che non è quello Alfieri, ma di cui era un addentellato, in un comune importante.
La presenza di esponenti della sinistra salernitana durante la campagna elettorale non è un caso… è una scelta!

Chi pensava di utilizzare Paolino per dare CONTINUITÀ ad un sistema di gestione di potere di cui aveva beneficiato e di cui magari era parte importante con Alfieri ha fatto male i calcoli.
Quell’aggregato politico-clientelare è stato usato per vincere le elezioni. Mi spiace che tanti beneficiati, ora a mani vuote, si dolgano perché forse la festa è finita. Ma chi sceglie strumentalmente amici e fazioni, è facile che diventi egli stesso strumento.

Non è che Paolino non ritenga che non vi siano competenze a capacità a Capaccio (e probabilmente, ripeto, in qualche bozza di giunta ha cercato di inserirle) ma non ha una conoscenza profonda dei sistemi di “relazioni” a Capaccio Paestum e soprattutto l’esternalizzazione geografica gli da molte utilità.
Un potenziale non legame con interessi prevalenti nel nostro paesello, e quindi la possibilità di scegliere persone dall’ altissimo profilo che possano lavorare nell’esclusivo interesse del SUO  progetto di governo del paesello.

…E da quale cappello doveva trarre questi conigli se non da quello del PD e della  sinistra salernitana al cui progetto è organico.
Nessuno scandalo!
Caramante e la Corradino anch’essi erano espressione di un ambito politico.

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