di Oscar Nicodemo
L’opera è senza alcun dubbio una delle forme d’arte più complesse: combina canto, musica, recitazione, costumi, palcoscenico e, talvolta, danza. Racconta con parole e melodie storie d’amore e di morte, di odio e gelosie. Non c’è sentimento, o emozione, che l’opera non abbia rappresentato: dolore, gioia, sogno e desiderio diventano magistralmente i motivi del bel canto e di una narrazione fantastica.
Gli interpreti devono dare il meglio per reggere il peso di una tragicità di grande caratura spirituale ed estetica: devono cantare la rabbia, la crudeltà, la violenza, la paura, la follia che riguardano vicende assolutamente umane. Per riuscirvi devono fare uno sforzo enorme, coniugando tecnica e commozione. Occorre una voce capace di impressionare e un’abilità naturale nell’assumere le posture del personaggio.
Maria Callas, in tal senso, era straordinaria. Oltre a una vocalità unica, raggiungeva punte sublimi di emotività, impressionando il pubblico. Per quanto strano possa sembrare, lei liberava nel canto tutto ciò di cui uno scrittore avrebbe bisogno per concepire convenientemente la propria scrittura. Ma, chi si arroga il diritto di insegnare nei corsi di scrittura non ci crederà e men che meno gli aspiranti scrittori e le aspiranti scrittrici che popolano queste “scuole di cumparsita”, dove tutti imparano a dimenarsi negli stessi identici movimenti. E voilà, la scrittura in un comune e collegiale passo doppio. Ma doppio assai!
Img: Maria Callas, all’audizione de “La Tosca”

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