di Domenico Cavallo
CAPITOLO 6
Infrastrutture mancate e l’illusione della Fondo Valle Calore: la strada verso il nulla
Nel cuore del Cilento, la Valle del Calore Salernitano resta una terra isolata non per geografia, ma per volontà politica. Una valle chiusa non solo da montagne, ma da anni di promesse mancate, progetti lasciati a metà e una viabilità che grida vendetta.
Emblematica è la vicenda della Fondo Valle Calore, la cosiddetta “strada a scorrimento veloce” che avrebbe dovuto collegare la valle al mondo. Un’infrastruttura pensata per aprire il territorio allo sviluppo economico, turistico e commerciale. Un sogno mai realizzato. L’unica cosa che ha davvero “scorso veloce” in questo progetto sono state le consulenze, gli incarichi, gli appalti e gli sprechi, divorati da una burocrazia complice e una politica più interessata a distribuire favori che a creare opportunità.
Nel frattempo, la SS166, storica arteria di penetrazione verso Paestum, il cuore della Campania e Basilicata, è stata lasciata marcire. Bastavano pochi milioni di euro per migliorare la sicurezza e la percorribilità, trasformandola in un asse strategico per l’economia interna. Ma nessun investimento serio è mai arrivato.
Perché? Perché la politica locale è stata troppo spesso nelle mani di personaggi analfabeti funzionali, privi di visione e con un solo obiettivo: garantire benessere alle proprie famiglie e cerchie ristrette, non al territorio.
Così, tra rotonde inutili,( variante Roccadaspide) svincoli mai completati e cartelli ormai sbiaditi, la Valle resta tagliata fuori. E con essa le sue imprese, i suoi cittadini, i suoi giovani.
Senza infrastrutture non c’è sviluppo. E oggi, quella che poteva essere una porta verso il futuro è diventata la metafora perfetta dell’immobilismo campano: grandi promesse, zero risultati.
Claudio Pignataro ROSCIGNOLI NEL MONDO Laura Serendipity Giusy Sorgente

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