di Enzo Di Sirio
Quanto accaduto a Collepasso, in provincia di Lecce, dove la sindaca, pubblicamente in pieno Consiglio Comunale, invitava a tacere le opposizioni perché votata dalla maggioranza dei suoi concittadini, è un fraintendimento sempre più diffuso tra gli eletti in qualunque livello di rappresentanza e di governo, dal più piccolo Comune italiano al governo centrale.
E’ il segno di una deriva autoritaria, populista e demagogica generalizzata.
Nei paesi dell’ ex blocco sovietico, compreso il vecchio PCI, vigeva quello che con un eufemismo era stato definito “centralismo democratico”. In pratica le parti in gioco si confrontavano, esponendo anche i propri punti di vista e programmi, ma dopo il voto le minoranze dovevano allinearsi e contribuire al successo delle scelte della maggioranza.
Inutile dire che mai quel sistema, in Occidente, l’abbiamo considerato per davvero democratico, perché autoritario.
E’ la democrazia secondo la visione della sindaca di Collepasso.
La nostra democrazia, quella per me vera, cioè la democrazia liberale, rispetta le minoranze, attribuendogli un ruolo importantissimo, il controllo ed il sindacato politico delle scelte della maggioranza oltre che dei comportamenti suoi e dei suoi singoli rappresentanti.
E’ una funzione importantissima, perché nel confronto tra maggioranza ed opposizione si possono limitare o evitare abusi, errori ed illegalità.
Quindi la maggioranza programma e governa, le opposizioni controllano e suggeriscono alternative.
Entrambi i ruoli sono importanti e necessari per il corretto funzionamento delle istituzioni.
A Capaccio siamo passati da una amministrazione dove il ruolo delle minoranze, anche interne alle maggioranza stessa, era mortificato o peggio nullificato ad una dove vi è un reale confronto anche all’interno della stessa maggioranza.
Non dimentichiamo che nella precedenza amministrazione vi era un “Re”, che non ammetteva dissenso, figuriamoci il confronto, prova ne è che i membri di quella maggioranza erano assolutamente silenti e per nulla critici sulle decisioni del “Capo”, tanto che hanno votato di tutto di più senza neanche chiederei cosa votavano. Chi ha osato in quella maggioranza avviare almeno un ragionamento diverso, è stato espulso, se non cacciato, e costretto a sedere all’opposizione. Insomma il dissenso era un “reato di lesa maestà”, soprattutto nella maggioranza, che ledeva l’autorità del “Boss”.
Oggi non solo esiste una vera dialettica tra maggioranza ed opposizioni consiliari, ma anche all’interno della stessa maggioranza vi è la possibilità di una aperta critica al proprio leader, il Sindaco, con il crearsi anche di gruppi organizzati, cosa impensabile nella precedente esperienza amministrativa.
Sicuramente le opposizioni consiliari possono avere un atteggiamento di critica e proposta più intransigente oppure più aperta al dialogo ed alla collaborazione, quando possibile, ma oggi abbiamo più vivacità politica, perché tutto questo è possibile.
Sicuramente si è aperta un’altra stagione.

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