di Vincenzo Rocciolo
La parola democrazia (dal greco antico: δῆμος?, démos, “popolo” e κράτος, krátos, “potere”) etimologicamente significa “governo del popolo”.
Ma di quale governo del popolo parliamo se alla fine tutto finisce con un voto in un’urna elettorale? La chiamano “democrazia indiretta”, ma è, a mio avviso, se portata all’eccesso, una forma di dittatura mascherata.
Se i cittadini non hanno più la possibilità di far sentire la propria voce, se l’unico strumento di democrazia diretta, il referendum, viene svuotato di ogni sua rilevanza, se il governo, una volta costituito va avanti senza tenere in alcun conto l’opinione del popolo, allora non possiamo più parlare di domocrazia, ma di una forma di dittatura mascherata da democrazia.
Faccio questo discorso dopo gli avvenimenti che stanno avvenendo a Gaza e in Cisgiordania e le decisioni del governo italiano in merito.
Credo sia evidente che la stragrande maggioranza del popolo italiano condanni in modo aperto in tutte le forme il genocidio del popolo palestinese ad opera di Israele, mentre il governo italiano prosegue nel suo silenzio, criticando spesso anche in modo violento quei cittadini che protestano contro questo genocidio.
Non può un intero popolo sentirsi responsabile agli occhi del mondo di complicità nei confronti degli eccidi e della pulizia etnica compiuti da Israele solo perché il suo governo non prende posizione in merito, e anzi continua ad avere rapporti commerciali e ad inviare armi ad uno Stato genocida.
E allora ammettiamolo: non siamo più in democrazia, perché un governo degno di tale nome dovrebbe ascoltare i propri cittadini, dovrebbe tenere conto delle opinioni dei propri amministrati, e non andare avanti per la propria strada a volte anche in modo repressivo e violento.
E si badi bene che il discorso che ho fatto sulla Palestina non è l’unico che mi fa ritenere che siano ormai in una dittatura che si fa scudo del voto popolare, ma riguarda tante altre decisioni, come ad esempio i miliardi sottratti alla sanità pubblica e ad altre opere essenziali per la vita collettiva, investiti invece in armi da comprare dalle aziende produttrici statunitensi. Anche qui credo che la stragrande maggioranza degli italiani non approvi tale scelta, ma, come accade nelle dittature, l’oinione dei cittadini non ha alcuna importanza.

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