La complicità del silenzio

di Francesco Raeli

La complicità del silenzio: la coscienza del mondo è in ginocchio

Il mare che bagna Gaza è diventato un confine morale. Ogni volta che una nave umanitaria viene fermata, ogni volta che un volontario viene umiliato, la civiltà intera arretra di un passo. L’intercettazione della Global Sumud Flotilla da parte della marina israeliana non è un episodio isolato, ma il segno di un potere che non conosce più limiti e trova forza nella viltà di chi dovrebbe opporsi.

Fra tutti i silenzi, quello italiano è il più assordante. Il governo guidato da Giorgia Meloni ha scelto di non dire una parola, di non chiedere spiegazioni, di non pretendere verità. Ha preferito restare allineato alle posizioni di Washington e Tel Aviv, come se la prudenza diplomatica potesse giustificare la rinuncia morale. In nome della “realpolitik”, l’Italia ha smesso di essere libera: oggi è un Paese che obbedisce.

Il governo Meloni parla di sovranità, ma è sovrano solo con i deboli. Sovrano contro chi arriva dal mare, mai contro chi lo domina. Si proclama difensore dei valori cristiani, ma tace di fronte alla violenza inflitta a civili e volontari. Rivendica il patriottismo, ma dimentica la lezione più semplice della Repubblica: la libertà non è compatibile con l’indifferenza.

Questo silenzio non è prudenza: è complicità. È il marchio di un potere che piega la morale alla convenienza, che si vanta di difendere l’Occidente mentre ne tradisce le fondamenta etiche. Ogni parola non detta, ogni condanna evitata, è un consenso implicito a chi nega il diritto e soffoca la verità.

La Flotilla era un gesto civile, un atto di umanità. Fermarla con la forza e ignorare quell’abuso significa accettare che la giustizia non valga più nulla. E chi tace, chi finge di non sapere, ne diventa corresponsabile.

Oggi il mare di Gaza separa non più due popoli, ma due umanità: da una parte chi resiste all’ingiustizia, dall’altra chi la giustifica o la ignora. E in mezzo, l’Italia, piegata, silenziosa, incapace di ricordare che la dignità non si negozia.

La coscienza del mondo è in ginocchio. E quella italiana, sotto questo governo, ha smesso persino di provare vergogna.

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