di Domenico Cavallo
Forse il più semplice, ma anche il più autentico.
Come tutti i campanili dei paesi vicini, segna il tempo, chiama alla preghiera, orienta lo sguardo. Ma a Roscigno, il campanile non è solo funzione: ha un’anima tutta sua.
Più bello della chiesa stessa, si staglia netto nel paesaggio, visibile da lontano, come una piccola cattedrale rurale.
È l’unico elemento ricostruito con cura, stile e una grandezza che lo rende simbolo. Simbolo di rinascita, di presenza, di silenziosa resistenza.
Roscigno Nuova, nata dallo spostamento forzato del borgo antico, è un moderno villaggio contadino. Qui, la chiesa ha avuto un ruolo più discreto, mentre le case, la terra, la vita quotidiana sono tornate protagoniste.
Ma il campanile no: lui è rimasto.
Rinato più alto, più visibile, più essenziale.
Non impone, non comanda. Ricorda.
Ci ricorda che siamo sotto il cielo, non sotto la chiesa.
È un richiamo alla spiritualità libera, alla comunità viva, alla semplicità che sa elevarsi.
Luce nella notte, il campanile veglia come un faro antico.
Sotto un cielo profondo, squarciato dalla luna che tramonta “05/10/2025” dietro i monti, si respira un tempo sospeso, dove la bellezza parla senza voce.
Il paese dorme, ma le pietre raccontano.
Il campanile ascolta, come un custode silenzioso
tra le ombre delle case e i sogni di chi non c’è più.
È qui che il sacro incontra il quotidiano.
Che l’uomo si fa piccolo sotto un cielo infinito.
E la luna — rossa, misteriosa — si affaccia
come un pensiero antico che nessuno osa più dire.
Non è solo un paesaggio. È un sentimento.
È la prova che anche nei luoghi più umili
può nascere la poesia.
Arduino Fratarcangeli
ROSCIGNOLI NEL MONDO

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