di Domenico Cavallo
Oggi leggo tanta solidarietà a Ranucci, ma a questo punto ci si arriva lentamente, con la complicità silenziosa della società civile, e non solo della politica.
Ranucci è solo la punta dell’iceberg: ci sono tanti cronisti di piccole testate locali che ogni giorno vengono minacciati o isolati, mentre i grandi giornali rincorrono la pubblicità, svuotando i contenuti e rendendo l’informazione sempre più illeggibile e omologata.
Oggi troppo spesso i giornalisti si sono sostituiti ai giudici e ai politici, dando spazio a un’informazione farlocca, ripetuta come un mantra, fino a diventare verosimile ma non vera.
Ranucci si difende ogni giorno con i fatti, denunciando criminalità e politica occulta, assumendosi rischi che in pochi oggi si prendono.
Il degrado delle nostre città è il risultato di anni di indifferenza politica e civile, e il disinteresse crescente, come non andare a votare, è un atto contro la democrazia.
La stampa dovrebbe essere la sentinella del potere politico e giudiziario, un osservatore attento anche del degrado scolastico e sociale delle nostre comunità.
La politica, se vuole essere davvero tale, deve tornare ad essere l’arte di rendere possibile ciò che è necessario.
E tra le cose necessarie oggi c’è una priorità su tutte:proteggere le persone scomode.

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