di Oscar Nicodemo
Senza una base di grande consapevolezza e ricercata razionalità, come mi converrebbe dire, mentendo, ho sempre tentato, con coerenza e continuità che non mi spiego, tanto attraverso i colori che le parole, di conseguire il somigliante. Mi rendo conto che non si tratta di un termine grammaticalmente standard. Eppure, per me, “somigliante”, nell’ottica della mia povera arte, non ha accezioni e non può svilirsi in sinonimi: “somigliante” non è conforme, omogeneo, affine, analogo, corrispondente, equivalente e chissà che altro. Il “somigliante” è tutto ciò che vedo alla luce di una contaminazione cerebrale che presenta il suo mistero. In pratica, lavoro alla trasfigurazione di figure e paesaggi illudendomi di indovinarne il principio spirituale, il fondamento, la sostanza primigenia. E trasfigurazione fantasmagorica è certamente “L’amico incauto di Raskolnikov”, edito da Arkadia, il mio romanzo d’esordio, che presenta una scrittura suggestionata da una policromia visionaria.
Img: “Il falco nero”, (Ottobre 2025), olio su tela, cm 30 x 40

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