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Scoperta nel 1932, durante la prima campagna di scavo condotta da Umberto Zanotti Bianco, questa testa maschile in calcare bianco è uno dei reperti più emblematici delle prime ricerche nell’area. Un frammento che offrì indizi cruciali per comprendere le fasi più antiche della città.
Realizzata circa 2.550 anni fa, la scultura è scolpita ad altorilievo e mostra un volto di profilo rivolto a destra, leggermente inclinato in avanti. I tratti sono quelli tipici dell’arte arcaica greca: riccioli ordinati trattenuti da una benda liscia (forse parte di un elmo), naso affilato, occhio prominente, labbra sottili e il celebre sorriso arcaico, che sembra animare la superficie del calcare.Sulla superficie sono ancora visibili tracce di colore e segni di bruciatura.
È anche grazie a questi indizi che Zanotti Bianco ipotizzò un collegamento con la distruzione di Sybaris ad opera dei Crotoniati nel 510 a.C., un episodio che segnò profondamente la storia della polis achea.
La testa apparteneva a un fregio architettonico, di cui oggi restano circa trenta frammenti rinvenuti nell’area dell’emiciclo-teatro. Insieme ad altri materiali ceramici e architettonici, questo gruppo di reperti contribuì a definire meglio le fasi urbanistiche dell’antico abitato e a distinguere le stratificazioni delle tre città succedutesi nel tempo: Sybaris, Thurii e Copiae.
Un volto antico che, ancora oggi, continua a raccontare le origini della ricerca archeologica nella Sibaritide.
📍 Testa maschile in calcare, altorilievo, ca. 540–530 a.C.,�Museo Archeologico Nazionale della Sibaritide. Provenienza: area dell’emiciclo-teatro. Scavi Zanotti Bianco, 1932.
museitaliani
Ministero della Cultura
Filippo Demma
Occhio al passato – Il volto arcaico di Sibari

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