STORIA DELLA 220


Una storia di mulini a vento.

Dagli onorevoli Lettieri e Fasolino ai sindaci Palumbo,  Alfieri e attualmente Paolino sono stati in tanti a proporre ricette per affrontare la questione della 220. Ma nessuno sino ad oggi ha portato un minimo risultato a casa.

Già dal lontano 1964 con il deputato democratico-cristiano di Rofrano, Nicola Lettieri, ed il più noto Fiorentino Sullo, i Capaccesi tentarono quella che poi si dimostrò una mission impossible.

Fu presentato il progetto di legge n. 1398 del 21 maggio 1964 con il quale si intendeva eliminare il vincolo dei mille metri ma si demandava al PRG  (in accordo con la Sopraintendenza) il compito di vincolare quelle parti del nostro territorio che andavano tutelate. Non solo, ma si prevedeva anche di espropriare i terreni interni alle mura e di abbattere quegli edifici moderni non confacenti al decoro della zona archeologica.

A questo progetto di legge ne seguirono altri di Nicola Lettieri, che con tenacia portava avanti quella battaglia che i suoi referenti politici capaccesi ritenevano più che giusta sollecitandolo con testardaggine.
Ben cinque progetti di legge ( 1398 del 21 maggio 1964, 4056, 15 ottobre 1975; 119, 20 luglio 1976; 1688, 15 maggio 1980; 3704, 21 ottobre 1985) si susseguono trovando sempre la ferma opposizione delle altre forze politiche e di non pochi compagni di partito.

Sulla scorta di questa esperienza anche il neo eletto deputato, Gaetano Fasolino, tentò un sondaggio fra i suoi colleghi parlamentari per capire se vi fosse l’agibilità per proporre una legge di modifica della Zanotti-Bianco, ma ne riscontrò ancora una volta l’impossibilità.

Non rimaneva che lavorare ai fianchi della legge.

Legge che a detta di non pochi esperti di diritto, diversamente da quanto comunemente creduto, non pone un vincolo di inedificabilità assoluta ma “è fatto” solo “divieto di eseguire qualsiasi fabbricato in muratura e ogni altra opera che possa arrecare pregiudizio all’attuale stato della località”.  Il “che possa”, quindi, indicherebbe un divieto non assoluto di edificazione.
Si tratta di un vincolo che potremmo definire paesaggistico.

Tenuto conto che sin dall’entrata in vigore della legge 220 varie sentenza dell’autorità giudiziaria hanno previsto il dissequestro di opere realizzate nell’area di mille metri di vincolo e non poche sono state quelle regolarmente autorizzate dalla stessa Soprintendenza (202 autorizzazioni ministeriali parzialmente censite al 2011), ci sarebbe da pensare che in effetti tale vincolo assoluto non sussista, altrimenti le stesse autorità avrebbero agito in violazione della legge.
Ciò però, come prevedeva sin dal 1964 anche l’on. Lettieri, ha portato ad una disuguaglianza tra i cittadini di Capaccio Paestum che vivono o hanno interessi nell’area di vincolo della 220 dividendoli tra “chi può e chi non può”.

Non è un caso che ancora una volta i Capaccesi si siano mossi interessando alcuni parlamentari di riferimento affinché sollecitassero l’allora ministro ai LL.PP., Nicola Mancino. Questi si fece promotore di un’altra proposta di modifica della legge Zanotti Bianco, trovando anch’egli una fortissima opposizione in vasti settori della cultura e dell’ambientalismo. A questo seguì in tempi più recenti ancora un altro tentativo con l’allora deputato Alessandro Meluzzi, anch’esso infruttuoso.

A questo punto sarebbe stato auspicabile un regolamento attuativo della legge che eliminasse tali disparità di trattamento, sottraendo l’applicazione della legge all’arbitrio del momento, ma anche qui non poche sono state le resistenze registrate nell’opinione pubblica. Espediente che però  se realizzato non risolverebbe i numerosi casi di abusivismo esistenti, quando dovuti all’interpretazione della norma nel senso di un vincolo assoluto.

Non a caso quindi il sen. Fasolino lavorò cercando di aggirare il problema.
” Nel 2005 Fasolino propose al Parlamento un progetto di riqualificazione, la proposta passò e divenne decreto di finanziamento il 1 marzo 2006: un milione di euro a favore del Comune di Capaccio per la riqualificazione dei nuclei urbani di Paestum, Torre di Mare, Licinella e Santa Venere, ricadenti nella fascia di rispetto della legge Zanotti Bianco. Un milione di euro per un progetto da affidare a una cattedra universitaria, un gruppo di lavoro qualificato, per censire l’esistente, capire se si tratta di prime o di seconde case e restituire decoro e prestigio internazionale a Paestum. Un progetto che dovrà essere approvato dal Comune, dalla Provincia, dalla Regione e inviato al Ministero dei Beni Culturali con il parere favorevole delle associazioni ambientaliste e di categoria.”

Un progetto che avrebbe dovuto fare da battistrada ad un piano di riqualificazione/recupero con cui censire e determinare cosa fosse sanabile e cosa andasse demolito, facendo proprie le possibilità interpretative della legge, alla luce, anche, pare di una disponibilità, espressa all’amministrazione Marino già nel 2011, della Direzione Generale dei Beni Culturali ad emanare un regolamento attuativo della legge 220.

Purtroppo come sappiamo quel finanziamento rischiò di essere perso, a causa di un erroneo utilizzo con il progetto d’idee dell’amministrazione Marino e del non suo impiego per lungo tempo per lo scopo previsto (il censimento-elaborazione di un piano di recupero) anche sotto la sindacatura Voza. Sarà questa amministrazione a poi ripiegare, per non perdere i fondi, sul pur tanto atteso marciapiede che unisce la Zona Archeologica e la contrada di Torre di Paestum. Ma rimane l’amarezza per aver perso un’importante occasione per cominciare ad imboccare la via giusta nel risolvere un problema che riguarda migliaia di nostri concittadini.

Resta un punto fondamentale:
anche se si volesse dare una interpretazione diversa al famoso vincolo dei mille metri della 220, non come vincolo assoluto ma paesaggistico,  resterebbero comunque insanabili tutti quegli abusi che violano le altre norme in materia edilizia.

Insomma probabilmente resterà ancora un argomento di dibattito e di polemiche, chi ci ha provato realmente a trovare una soluzione ha sino ad oggi fallito.

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