di Oscar Nicodemo
Post non polemico, ma semplicemente critico nei riguardi delle gentilissime insegnanti e degli affabili insegnanti di scrittura creativa.
Questo è un tracciato complesso, ma lineare. La penna non si stacca mai dal foglio e scorre seguendo un percorso tortuoso, ma logico, per rappresentare una figura femminile, che esibisce armonia, grazia e finanche mistero. Curve, intersecazioni, parabole ascendenti e giravolte improvvise: la linea, come una scheggia impazzita, si dirama veloce verso il suo punto conclusivo a ratificare un tratto compiuto. Così la scrittura creativa. Una simile linea circoscrive perfettamente un corrispondente linguaggio letterario. Metaforicamente, la donna raffigurata sul foglio è la versione grafica di una scrittura che prende origine dal soffio vitale che l’anima riceve dall’esistenza. Può una scuola di scrittura creativa insegnare a catturare il “soffio vitale” che genera l’entusiasmo della vita, di una relazione, un progetto fantasioso? E perché mai la scuola pubblica, le relazioni, la strada, l’amore, la delusione, la sofferenza, il disagio, la fragilità, la speranza non dovrebbero già costituire l’indispensabile per forgiare abili scrittrici e scrittori? Ma voi, in coscienza, mi riferisco retoricamente al corpo dei docenti di scrittura creativa, pensate che Dostoevskij sia stato un maestro di vita, o di scrittura? Così, per dire.

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