Abitavamo fuori dal mondo, ammesso che il mondo fosse una piazza, una chiesa, un bar. Eravamo solo due famiglie
,quella di Salvatore e Genoveffa di cui ho sempre parlato, e la mia. Ho anche ricordato che per farci giungere la luce elettrica dovemmo inventarci una terza famiglia. Andavo a giocare dai miei vicini, due dei quali non ci sono più. Emigrarono tutti perché a quell’ epoca, anni 60 , ancora da Agerola si emigrava al Nord. Fu così che se ne andarono al nord. Le loro storie in parte le conoscevamo, ma si era persa la quotidianità che fa l’ affetto. Eppure per tanto tempo hanno continuato a costruire la loro casa ad Agerola. Con tanti sacrifici loro genitori erano riusciti ad a trasformare un rustico in una vera casa.
Pensano di tornare? Forse non più. La città attira, attrae, tutto è più facile. La casa di campagna è buona per le vacanze, ma quando ci stai ti rendi conto di quanto ti manca la città, il riscaldamento, il supermercato, il giornalaio…
E l’ orto diventa erbacce, e il tetto fa acqua e la vite di secca. Ciao Gerardo, amico solitario e taciturno…amico di tante stagioni dell’ adolescenza.
Abitavamo fuori dal mondo

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