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La Meloni ha detto che chi critica le Olimpiadi è nemico dell’Italia.
Ci sarebbe da risponderle che in realtà non si criticano le Olimpiadi, ma la sua organizzazione, ma significherebbe dimenticarsi che oggi la polemica politica è estremizzata e non centrata sul merito, ma sulla demonizzazione del “nemico”.
Il “criticone” delle olimpiadi della Meloni è pari pari a coloro che votano Si al referendum con corrotti e puduisti secondo la vulgata di Gratteri.
Un bel fare di una “malerba” un “fascio”.
Alla fine di queste Olimpiadi resterà solo il ricordo di un ragazzino fatto scendere da un autobus perché aveva il biglietto di 2.50 e non quello di 10 euro a causa del costo della corsa aumentato di quattro volte.
Al solito la polemica sul fattaccio si è concentrata su aspetti marginali spesso moraleggianti, ma non centrali, e cioè l’occasione di speculazione economica per pochi che sono state le Olimpiadi.
Costi lievitati di quattro volte (come il famoso biglietto) rispetto al preventivato.
Attenzione però, perché parliamo di miliardi di euro, che abbiamo pagato noi cittadini per opere inutili, che finiranno fra alcuni anni e peggio che saranno riconvertire dai privati in occasioni personali di affari, avendo beneficiato di soldi pubblici, agevolazioni e sconti fiscali.
Insomma chi critica le Olimpiadi è nemico dell’Italia, perché l’Italia non sono gli Italiani, ma quei pochi “solti noti” di sempre.
Cosa da far sembrare il “sistema Cilento” normalità della prassi politica, un forma minimale di welfare deviato, una forma di socializzazione per pochi intimi e per molti portatori d’acqua delle mammella della vacca pubblica, che giustamente va munta perché altrimenti vitelli e vitelloni non potrebbero “crescere”.
Alla fine ai molti polemici sfugge che noi cittadini e sudditi siamo come quel ragazzino lasciato sotto la neve a piedi perché non avevamo il biglietto giusto.
E chest’è !
POLITICA ED AFFARI di Enzo di Sirio

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