mons. Francesco Guazzo, arciprete di Capaccio

di Antonio Ragni

Sul numero di aprile-maggio del 1950, il Bollettino diocesano dava notizia della morte, avvenuta il precedente 27 marzo dopo lunga malattia a 74 anni, di mons. Francesco Guazzo, arciprete di Capaccio.
Questo il suffragio:

“Dal 1917 Parroco di Capaccio, Rettore del Santuario del Calpazio, profuse tutte le risorse del suo ingegno nel diffondere la devozione alla Madonna del Granato, per cui curò la pubblicazione del periodico ‘Il Calpazio’. Restaurò la Chiesa parrocchiale e prese parte attiva all’organizzazione dell’Azione Cattolica in Diocesi, quando questo lavoro cominciava appena ad affermarsi. Di animo buono e sincero, fu sempre largo di ospitalità con tutti. Le esequie imponenti furono la testimonianza della stima ed affetto di cui lo circondavano i fedeli”.

Lo scarno testo forse non rende il giusto merito alla lunga attività di don Guazzo, il quale era stato rettore del santuario del Calpazio dall’inizio del secolo ed era riuscito a far incoronare l’antica effigie della Madonna del Granato il 2 maggio del 1912, con una cerimonia solenne alla presenza di quattro vescovi: Iacuzio, vescovo diocesano; Vescia, di Policastro; Tommasi, di S. Angelo dei Lombardi; Fiorentino di Tricarico. Era riuscito anche a far dichiarare la chiesa “Basilica monumentale” da parte del Ministero della Pubblica Istruzione l’anno seguente e a restaurarla, insieme alla statua, dopo l’incendio del gennaio 1918, cui era seguita una nuova incoronazione il 2 maggio 1921.

Aveva, inoltre, favorito la nascita a Capaccio nel 1913 del circolo giovanile cattolico “S. Vincenzo Ferreri”, l’unico in diocesi ad essere associato alla Società della Gioventù Cattolica Italiana, nata nel 1868 e da cui si sarebbe originata la futura Azione Cattolica. L’espansione diocesana dell’AC maschile e femminile nei decenni seguenti sarebbe partita proprio da queste prime esperienze.

Infine, aveva cercato di valorizzare non solo il santuario del Granato, ma anche le antiche rovine della medievale città di Capaccio lì vicine, associandone la storia a quella della ben più famosa Paestum e cercando di legare le bellezze della Piana, che gli scavi archeologici rendevano ancora più celebre, a quelle di Capaccio Vecchia, poco note e ancor meno studiate.

Ad aprile del ’33 era stato in visita al santuario il principe ereditario Umberto di Savoia, quattro anni dopo si erano celebrati i 25 anni dell’incoronazione della Madonna, con una cerimonia a cui aveva partecipato, oltre al nuovo vescovo diocesano De Giuli, anche il card. Ascalesi, arcivescovo di Napoli.

In sostanza, quella di mons. Guazzo fu una continua attività di animazione e promozione religiosa, umana e storico-culturale, con al centro l’antico culto mariano dell’ex cattedrale della diocesi e la valorizzazione dell’area archeologica della medievale cittadina di Capaccio che, ai suoi occhi, era figlia diretta della Paestum greco-romana. Fu uno dei primi a sostenerlo e a operare in tal senso.

Nelle foto, l’immagine di mons. Guazzo, quella del santuario del Granato e della fanfara del circolo della Gioventù Cattolica di Capaccio (anni Venti). In ultimo, l’altare maggiore del santuario prima dell’incendio del 1918.

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