Chiunque abbia conosciuto il carattere e l’identità del professor Yaqob Beyene può testimoniare che era un uomo di grande spessore sotto molti aspetti. Era una persona profonda e riservata, dotata di gentilezza, fermezza, serietà e umiltà.
Un giorno, mentre si trovava nei pressi dell’Università di Napoli, un passante italiano razzista provocatoriamente gli chiese: “Cosa ci fai nel nostro Paese?”. Lo insultò con parole offensive e un linguaggio che denigrava il colore della sua pelle.
Ma il professore non si mostrò né meravigliato né arrabbiato: “Sono venuto qui per insegnare. Sì, per insegnare la gentilezza del mio Paese a una persona come lei”.
Il professor Yaqob Beyene ha vissuto in Italia per quasi tutta la sua vita, fin dai tempi dell’imperatore Hailé Selassié. Visse lì durante e dopo l’era del Derg. Occasionalmente, tuttavia, tornò in patria per far visita alla propria famiglia di origine.
Il professor Yaqob Beyene trascorse tutta la sua carriera a Napoli, vivace città portuale del sud Italia, che è ampiamente considerata l’anima della cultura italiana. Napoli è una città caotica ma ricca di storia e con antiche radici greche e romane, splendide dimore e mercati animati.
Ripercorrendo il percorso formativo e professionale del professore, dopo aver conseguito due lauree a Napoli, ha proseguito gli studi e ha gradualmente scalato la carriera accademica.
Ha intrapreso la sua carriera prima come professore associato e poi come professore ordinario presso l’Univerità degli studi di Napoli “Orientale”, dove ha lavorato fino al suo pensionamento.
Il professore di un paese lontano

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