Oscar Nicodemo
A ogni visitatore di Paestum consiglierei di accedere all’antica città dalla sua Porta a Est (Porta Sirena). Questo ingresso rappresenta una soglia fisica e simbolica irrinunciabile, agendo non solo come accesso a un luogo antico, ma assurgendo anche a elemento rituale di connessione e separazione tra il passato e il contesto contemporaneo. In pratica, essa delimita il confine tra il mondo moderno e la memoria materiale, trasformando la rovina in un’esperienza relazionale con l’attualità. La porta archeologica non separa e unisce soltanto, ma traccia una linea tra interno ed esterno, tra pubblico e privato, tra storia e attualità, invitando il visitatore a un “rito di passaggio” che prepara alla comprensione del luogo. Attraverso la porta, i resti archeologici non vengono percepiti come morti, ma come parte di un processo continuo che costruisce il pensiero più immediato. L’antico, varcando quella soglia, rivela la sua natura attuale e la sua influenza sulla coscienza di chi si sta incamminando verso una straordinaria meraviglia architettonica in relazione unica col cielo.

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